Il Sognatoio

Opera Sperimentale in 9 Scene
Su un poema di Filippo Davoli

Con
QROrchestra
Filippo Davoli – Voce
José Daniel Cirigliano – Clarinetto
Ignacio Llamas – Artwork

Capita che ci sono delle call che scadono precisamente il giorno del tuo compleanno e, per qualche strano motivo, già questo fatto ti ispira.
La musica è così: trae spunti e idee dalle sensazioni più disparate. E tu non puoi fare a meno di seguire il flusso.
Il Sognatoio è un’opera sperimentale (direi, per certi versi, anche “stramba” sotto il punto di vista squisitamente performativo) e pensata per creare un luogo del ricordo e della memoria particolarmente confuso e contraddittorio.

Esiste un confine della propria mente, immersa nella paura, che una volta superato non consente più di distinguere con chiarezza il sogno dalla realtà, il dolore dalla gioia, l’odio dall’amore. L’atroce dolore della condizione di deportato ci trascina, attraverso la violenza di colui che la subisce, all’interno di una gigantesca e apocalittica torre di Babele fatta di voci e suoni, dove i lineari percorsi della forma temporale, e i normali ingredienti della narrazione musicale, si mescolano, si agitano e si deformano, creando un viaggio allucinatorio poco prevedibile, limpido e sporco, infernale e paradisiaco allo stesso tempo.
Il Sognatoio di Ludovico Peroni è esattamente questo.

(Fabrizio De Rossi Re, Compositore, booklet Il Sognatoio)

Ho immaginato un bambino ebreo, cresciuto nel bel mezzo dell’ascesa al potere da parte di Hitler, che come primo ricordo ha impresso nella memoria un discorso. Il famoso discorso del Führer alla gioventù hitleriana.
Inizia da lì un percorso di ricordanze rapide che riescono a essere sia dolci che terribili. Delle memorie che somigliano molto al sogno.

“Sognatoio” è una parola che non sono riuscito a trovare nel dizionario. L’ho ascoltata con sorpresa in un magnifico, quanto crudo, documentario sulla Shoah di Alain Resnais (Nuit et brouillard, 1955). Era utilizzata per indicare un luogo chiuso da una porta misteriosa, all’interno di un campo di concentramento, dal quale nessuno aveva mai fatto ritorno. Un termine meraviglioso per indicare un luogo sicuramente orribile. È una parola che, in qualche modo, riesce a trattenere, tenacemente, le tracce di una speranza disperata. Ma una speranza autentica.

(Ludovico Peroni, booklet Il Sognatoio)